Club del buttafuoco storico

La storia

Il crinale spartiacque fra il torrente Versa e il torrente Scuropasso (zona storica di produzione del Buttafuoco ) fa parte come ,tutta la prima fascia collinare dell' Oltrepò, di quella zona citata dal geografo greco Strabone (60 A.C. - 20 D. C.); il quale dice testualmente: <<della bontà dei luoghi è prova la densità della popolazione e la grandezza delle città e la ricchezza.............la terra coltivata da molti svariati prodotti ............l'abbondanza del vino viene indicata dalle botti fatte di legno e più grosse delle case>>
Certamente molto tempo prima, le tribù liguri abitanti le nostre colline , conoscevano il prezioso nettare e l'arte della coltura viticola impiantata sui soleggiati pendii strappati ai boschi spontanei che un tempo coprivano queste terre.P. G. Garoglio nel suo trattato di enologia, ricorda che al centro e al nord Italia verso la fine dell' età del bronzo e all'inizio di quella del ferro si faceva gia uso del frutto prezioso della vite; come non pensare che i nostri terreni così ben disposti e vocati già allora non ospitassero la pianta sarmentosa.

Anche nel tardo impero romano la vite non cessò di mantenere la sua importanza, Alessandro Maragliano ci ricorda come nell' ultimo secolo dell' era antica Patrizi e Matrone col codazzo di schiavi e di clienti si recassero nelle ville delle ridenti nostre colline a sorseggiarvi il falerno.
Il Robolini in " Notizie storiche di Pavia " parlando di rendite privilegi investiture dal 600 al 1300, quando trattasi di fondi rustici segnala quasi sempre le vigne. E' perciò fuori dubbio che anche le genti di questa terra, che come dimostrano i reperti archeologici rinvenuti in diversi siti, fu anticamente abitata, conservarono nei secoli la capacità e l'arte della produzione vitivinicola; capacità certamente condizionata dalle esigenze materiali contingenti e dai voleri e capricci dei "signori" manomano succedutisi nella proprietà delle terre.
La stretta striscia di terreno fra il fiume Po e lo "sperone di Stradella" era il passaggio obbligato per tutte quelle genti che migravano da est a ovest e viceversa, è perciò verosimile che i molti popoli succedutesi nel passaggio abbiano lasciato nuove esperienze e nuove tecniche, anche di coltivazione della vite e di vinificazione delle uve.
Da una pergamena del 1164 (ARC. STATO MILANO) apprendiamo di una investitura data da Simone Cellanova a Giovanni Vigano e figli, di Girolamo, di un manso di terra nel territorio di Figaria (antico nome di Castana) a un terzo delle granaglie e a metà del vino.
Moltissimi erano i tributi imposti dai feudatari del medioevo alle popolazioni delle nostre colline e si distinguevano sotto infinite denominazioni: di fodro, di toloneo, di terratico, di casatico, di ripatico, di alpatico, di ghiandatico ecc.; quelli però più vessatori erano i dazi sui generi di prima necessità, pane, carne, vino.
Già a quei tempi carni e pane potevano essere conservati nelle botteghe purchè bollati dal daziere, e il vino doveva essere accompagnato da bolletta nei trasporti; agli osti era ordinato di servire il vino dentro recipienti di misura fissa: la Galeda, il Galedino, il Cyatus e lo Sciphus e di non servirlo dopo il suono dell' avemaria.
Pene severe tutelavano la vite e l'uva: aprire un varco nella siepe che circonda la vigna e rubare uva, comporta doppia pena, altra pena a chi ruba pali posti in opera o a chi scalva alberi per farne pali o avere salici, << se uno taglierà le viti di altri sia condannato a pagare dieci lire e se non vorrà o potrà gli si tagli una mano>> " Statuti di Varzi ".
Il Monastero di san Bartolomeo in strada di Pavia, proprietario del castello di Castana certo dal sec. XII, fece costruire la caratteristica cantina testimonianza della ricchezza enoica dei nostri luoghi, probabilmente nel castello veniva vinificato e stagionato il vino che poi avrebbe varcato il Po per raggiungere le mense del Monastero in Pavia. Nello "Statuto Sancolombanese " 1374. Da un documento del 1623 sull'inventario dei beni della chiesa di Cigognola si parla: <<di un tavernello con su una vite di rossera che ne far… una cavagna>> a dimostrazione che spesso la vite veniva allevata "maritata" con vari tipi di alberi, ma non solo, nel medesimo documento si parla di una vigna "spessa" (coltivazione intensiva) <<un altro pezo parte cultivo e parte a vigna spessa dove si dice il budello, comune della Castana lontano dalla colombara del Monte Guzo un tiro di sasso .................ed il campo ha dentro tre rose bem belle , alcuni ormi , grossi pomi , peri selvatici, doi nocette, gabe quattro o cinque, tavernelli, doi salici, una sorbetta ecc.>>Il 20 luglio 1723 la zona "storica" venne visitata, come gli altri comuni oltrepadani, da emissari imperiali austrungarici incaricati di redigere il Catasto (Catasto di Carlo VI) il territorio fu misurato e delineato appezzamento per appezzamento e sul posto furono costruite le mappe, sulle quali è molto ben evidenziata su ogni particella il tipo di coltura effettuato. Dalla mappa, dal processo verbale e dal sommarione stilati in quel tempo, si rileva che la coltura della vite era abbastanza diffusa, pur tenendo in considerazione che dal territorio si doveva rica.Vediamo di seguito i prezzi delle derrate prodotte in quel periodo: fieno L 2,3 al fascio ,frumento L 12 al sacco, spelta L 2,1 al sacco, vezza fava ceserchia L 6 al sacco, melgone L 5,1 al sacco, vino L 3,1 alla brenta, legna forte L 6 al carro.Dalla fine del 1700 molti dei coltivatori diventano livellari in Enfiteusi perpetua quindi assimilabili ai proprietari, questo crea: da una parte un ulteriore spezzettamento delle proprietà ma dall'altra incrementa la coltura della vite, coltura che ha bisogno di molta cura e dedizione che solo il coltivatire diretto può dare.
Dal volume "Viti Italiane" di Giuseppe Acerbi apprendiamo un elenco di vitigni coltivati in quel periodo su queste collline, fra i rossi : MORADELLA PICCOLA e GROSSA, TOPPIA, GATTINERA, BARBISINA, NIBIOLO, PIGNOLO, CIAU, UGHETTA di CANNETO, UVA D' ORO, SGORBERA o CROA', BASGANO, MONFERRINA, PIZZADELLA, BONARDA, UGONE, CODA di VACCA, BERMESTICA, ROSSERA. Dopo la metà del 1800 i vigneti, che il cav. Giuletti poneva nella fascia migliore, qualitativamente, dell'Oltrepo' (fra Bardonezza e Scuropasso) erano composti prevalentemente da uve rosse e in principal modo da Pignola Ughetta e Moradella allevate secondo il sistema Bronese che permetteva nello spazio fra i filari, chiamato "piana" la coltivazioni di cereali e erbe foraggere. Nel 1872 a Stradella per volere di Agostino De Pretis nasce la Societ… Enologica, sotto la guida dell' enologo tedesco Schoeber, ma non ebbe lunga vita, nel 1875 viene rilevata dalla Cirio & comp. e la direzione affidata all'enologo Carlo Pisani che riuscì ad eguagliare nella qualità i vini Francesi e a sfidarli nel ricco mercato Americano. La Società arrivò ad esportare in America ottocento bordolesi al mese pari a 3500 brentine ( 180000 litri ) con un immagine e un prezzo superiore ai vini Francesi
Il 31 Agosto 1879 si dava la notizia della presenza della Fillossera in Italia e il 14 Ottobre dello stesso anno il prof. Pirotta di Pavia scopri la Peronospora , dal 1898 con la scoperta dei primi focolai di infezione a Redavalle ,si aprì un cupo scenario anche per i viticoltori che videro bruciare in poco tempo la loro unica fonte di reddito.Dal 1874 al 1885, anche per la mancata produzione delle vigne Francesi già nel pieno della infezione fillosserica, l 'uva era molto richiesta, quella di Castana e Canneto spuntava sulla piazza di Broni fino 30 Lire al quintale per poi passare però dal 1886 a Lire 25 e dal 1907 a Lire 20 su Broni e a Lire 15 su Stradella.Fu in questo periodo che molti , dopo aver ipotecato le vigne senza alcuna possibilità di riscatto, scelsero la via della emigrazione soprattutto nelle Americhe; la tenacia di chi rimase, sperimentando sulla propria pelle ogni forma possibile di lotta ai parassiti, vinse e negli anni successivi alla grande Guerra i versanti delle nostre colline ritornarono verdi. Gli anziani di qualche anno fa ricordavano ancora il Dott. Vittorio Gobetti direttore della cattedra ambulante di viticoltura, che visitava periodicamente i nostri vigneti e consigliava sulle operazioni colturali e di lotta, fra gli altri l'esperimento delle barriere fillosseriche di viti Americane ai confini di vigneti. Nel periodo tra le due guerre i nostri viticoltori continuarono la strada della specializzazione e della razionalizzazione degli impianti, abbandonarono il sistema Bronese e adattarono alle loro esigenze il sistema Guyot; curioso era il sistema usato a Canneto detto "serpentario". Negli anni cinquanta Castana, Canneto e Montù Beccaria hanno la vite coltivata su circa il 90% del territorio e sono sicuramente i comuni più vitati d'Italia; l'uva viene pigiata quasi totalmente sul posto dai piccoli proprietari . Negli ultimi anni la viticoltura si specializza , vengono rinnovati gli impianti e anche grazie al CLUB DEL BUTTAFUOCO STORICO viene intensificata la produzione di qualità; le condizioni: microambientali, geologiche e non ultime quelle storiche mettono questo territorio , tagliato a metà dal 45° parallelo, fra le zone del mondo più vocate per la produzione di vini rossi straordinari. Nell' anno 2000 al Concorso Enologico Vinitaly un Buttafuoco Storico è stato insignito della "Gran Menzione" da una commissione degustativa internazionale, cosa che si è ripetuta nel 2001.